Intrighi e trame sociali rappresentati nel cervello

 

 

LORENZO L. BORGIA

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 18 aprile 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

Lo studio neuroscientifico del “cervello sociale”, ossia delle basi neurobiologiche e neurofisiologiche dei rapporti interumani, prende ordinariamente a modello schemi essenziali ed elementari di forme di aggregazione che fungono da ambiente o sfondo dell’esperienza del singolo nella relazione con gli altri. Gli elementi astratti, che costituiscono i ponti immaginari fra le persone, sono dati per impliciti nel valore simbolico cognitivo o di vicinanza affettiva. Ma questa rappresentazione rimane enormemente distante dal mondo reale in cui siamo immersi ogni giorno: negli ambienti di lavoro e nella vita civile influenzata dalle ideologie, dalla politica e dalla contrapposizione di interessi, si assiste alla messa in atto di strategie comunicative e comportamentali complesse, che includono il tessere trame, impiegare in modo occulto il pettegolezzo per influenzare opinioni e decisioni, confabulare per creare una reputazione o demolirla, usare i mezzi dell’influencer da social media per ottenere i favori di un potenziale partner o avanzare in carriera, mediare tra fazioni per necessità o per perseguire scopi estranei alle ragioni delle due fazioni, creare alleanze per affrontare avversari accaniti, vivere identità diverse quali espressioni parziali della propria personalità in associazioni, gruppi e contesti diversi. Sembra molto più stimolante indagare i profili funzionali sottostanti questi comportamenti, che continuare a riferirsi a un sociale ideale, iper-semplificato e finto.

Allora, è lecito chiedersi: abbiamo le nozioni neurobiologiche e i metodi idonei per indagare le basi cerebrali di questi processi?

La risposta negativa a questa domanda retorica ne suggerisce immediatamente un’altra, non di semplice maniera: in che modo il cervello rappresenta questa complessità di rapporti mediati da ruoli cangianti? È un fatto che la complessa realtà sociale, continuamente ridefinita dalle nostre dinamiche interpretative e dai ruoli che giochiamo nei vari contesti, deve fondarsi su una solida base di rappresentazione simbolica e che l’individuazione delle reti in cui avviene tale codifica è alla nostra portata.

Yi Yang Teoh e colleghi coordinati da Oriel Feldman Hall hanno individuato nel lobo temporale mediale una sede di codifica delle mappe cognitive delle reti sociali del mondo reale.

(Teoh Y. Y. et al., Medial temporal lobe encodes cognitive maps of real-world social networks. Proceedings of the National Academy of Sciences USA – Epub ahead of print doi: 10.1073/pnas.2523345123, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Department of Cognitive and Psychological Sciences, Brown University, Providence (USA); Robert J. and Nancy D. Carney Institute for Brain Science, Brown University, Providence, RI (USA).

[Edited by Uta Frith, University College London, London, United Kingdom].

Immergersi nella realtà del mondo intorno a noi oggi vuol dire anche fare i conti con l’immaginario collettivo del villaggio globale, in gran parte occupato dai contenuti dei social media, che attraversano il pianeta più veloci della luce e potenzialmente portano immagini, storie e rappresentazioni di fatti nella vita di chiunque. Orientarsi e muoversi in queste realtà in cui si usano sistematicamente racconti di vita privata come strategia per perseguire particolari scopi (strategic gossiping) o semplicemente “costruire influenza” (building influence) richiede una rappresentazione cerebrale di centinaia di diversi tipi di “nodi” che legano le persone le une alle altre in una comunità.

Oriel Feldman Hall e colleghi annunciano di aver scoperto il preciso format di questa rappresentazione in un contesto valido ecologicamente: una grande rete sociale del mondo reale in continua evoluzione dinamica. Le mappe entorinali-ippocampali che codificano in modo efficace ed efficiente la connessione fra le persone in questa rete (al di là dei legami diretti) sono le migliori predittrici degli esiti sociali nel mondo reale, inclusa la maggiore coesione sociale all’interno di una comunità. I risultati dello studio, cui si è giunti attraverso un lavoro che dettagliamo più avanti, rivelano come i meccanismi neurali del lobo temporale mediale, conosciuti quale base dell’elaborazione relazionale nei “mondi a griglia semplice” della ricerca classica, sono efficacemente adattati a cogliere la complessità relazionale altamente dimensionale non-euclidea del mondo sociale di oggi.

Gli autori dello studio hanno preso le mosse dal modo in cui siamo costretti a risolvere problemi sociali nel percorrere reti di rapporti densamente interconnesse e, per farlo, usiamo strategie di influenza del giudizio altrui, di alleanze e di mediazione; tutte misure che richiedono una rappresentazione dinamica e dinamicamente aggiornata del valore e del significato delle forme di rapporto e interrelazione.

Oriel Feldman Hall, Yi Yang Teoh e colleghi hanno combinato il modellamento computazionale con il monitoraggio longitudinale mediante risonanza magnetica nucleare funzionale (fMRI) di una grande rete sociale del mondo reale, costituita da 187 membri, per trovare le prove che le strutture specializzate del lobo temporale mediale codificano una mappa cognitiva astratta della connettività a lungo raggio all’interno della rete di persone. I ricercatori sono riusciti a rilevare e mostrare le prove di questa codifica.

Queste mappe neurali specificamente codificano la comunicabilità di Katz tra membri della rete, non semplicemente la presenza di “nodi” diretti o la distanza euclidea o grafica.

I ricercatori hanno poi rilevato che la disponibilità di queste mappe nella corteccia entorinale mediale di destra e nell’ippocampo anteriore di destra, supporta accurate inferenze circa la diffusione di informazione all’interno della rete di 187 persone.

Infine, Hall e colleghi hanno collegato la rappresentazione neurale ai conseguenti cambiamenti sociali, trovando che la codifica più forte nella corteccia entorinale destra prediceva l’azione di mediazione nel mondo reale, che accresceva la coesione comunitaria nel corso del tempo.

Tutto quanto è emerso da questo studio delinea un meccanismo generale del modo in cui il cervello supporta il comportamento flessibile in ambienti sociali complessi, eliminando il grande gap tradizionale tra le teorie delle mappe cognitive e le esigenze della vita reale all’interno di reti sociali complesse.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Lorenzo L. Borgia

BM&L-18 aprile 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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